lunedì 7 maggio 2012

MICHELE CASCELLA - STAMPE 2

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Paris 1955









Particolari

















































































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Paris









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Paris 1955














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Parziale Biografia di


MICHELE CASCELLA

… 1955-1958



Michele Cascella
(Ortona 1892 - Milano 1989)
 1955. Tiene un’importante personale alla Galleria Gussoni di Milano, di cui rende illuminante e sagace testimonianza l’intervento di Raffaele Carrieri su ‘Epoca’ del 25 dicembre: ‘Le personali di Michele Cascella sono frequenti. Non passa stagione senza una mostra di Cascella. Un impegno. Un rendiconto puntuale. Un indice di luoghi e paesi attraversati. Nel catalogo che precede le sue molteplici esposizioni sono segnati i percorsi estivi e invernali. Se Cascella ha fatto i bagni a Capri, in inverno esporrà a Milano vedute di Capri. L’ho incontrato in agosto a Sant’Angelo d’Ischia ed ecco in dicembre’ le piazzette, gli scogli, il panorama di Sant’Angelo. Potremmo persino riconoscerci a cavallo dell’asino che torna da Forio o seduti sopra il muretto che costeggia il piccolo porto. Cascella quello che vede lo fa vedere. S’impegna a non privarci di un solo luogo che ha visto prima o dopo di noi. In questo appuntamento annuale non manca mai. Talvolta al resoconto estivo si aggiunge un viaggio all’estero. C’è Ischia, c’è Portofino, c’è Pescara ma anche Parigi. Cascella ha avuto sempre un debole per Parigi. Ricordo la sua prima mostra da George Petit’ In pochi mesi di permanenza aveva dipinto più Parigi di De Nittis. I quadri non erano del tutto asciugati la sera dell’inaugurazione. Dobbiamo fare punto perché le frequenze delle personali di Cascella a Parigi ci sopraffanno. Oltre ai dipinti a olio e ai guazzi, l’intrepido e tenace abruzzese accumula disegni e lito. Nel ’49 Fornasetti pubblicava a Milano, preceduta da un testo di Orio Vergani, una cartella di litografie: Paesaggi parigini. Nelle dieci tavole v’erano le piazze più celebri di Parigi: tutte riconoscibili, tutte da attraversare. Se avevamo appeso il cappello su uno dei rami di Piazza Furstenberg’, lo ritrovavamo senza difficoltà allo stesso ramo.

Fra le molte tele che Cascella espone attualmente’, quattordici sono di soggetto parigino, e quasi tutte dipinte nel ’53. L’anno prossimo troveremo quelle del ’54, e via di seguito. Ancora i caffè di Saint Germain des Prés e il via-vai di Place Pigalle ‘ Ancora una primavera lungo i quais della Senna’ Negli itinerari parigini di Cascella non ci sono sorprese: i luoghi che attraversiamo fanno parte del giro turistico, e nelle guide autorizzate sono segnati da un doppio asterisco. Chi oserebbe fare il giro di Montmartre senza fermarsi per qualche secondo al Lapin Asil; e a Saint Germain des Prés al Café aux deux Magots ‘

Il luogo comune non scoraggia certo Cascella come non ha scoraggiato generazioni di pittori. Quante volte Utrillo ha dipinto le stesse viuzze a serpentine del Sacro Cuore’ Una intera vita dedicata alle facciate, alle pietre di Montmartre. La modestia della scelta del soggetto spesso può essere una qualifica. Cascella si fida del suo occhio cerulo come di una banca. Riscuote ogni giorno l’occorrente. Lo fa circolare. Non lesina. Non emette contanti falsi. Né riveste con la stagnola d’oro i marenghi di cioccolato. Dipinge quello che vede, come lo vede. Le sue vedute di Parigi potrebbero essere prive di indicazioni stradali e di titoli: ma una strada, un giardino, una piazza di Parigi la riconoscerebbero tutti senza il minimo sforzo. Cosa ci serba per il prossimo anno Michele Cascella ‘ Certamente un paio di mostre con tanti altri luoghi da visitare: Capri, Portofino, Londra, Parigi’ A meno che non cambi itinerario’.

Le ultime affermazioni di Carrieri assumono la forma di indiretta risposta alle riserve avanzate in precedenza da Carrà a proposito della produzione vedutistica di Cascella, il quale aveva esposto proprio a Parigi nel maggio di questo stesso 1955. E, con lettera datata 6 settembre, lo Stato francese gli aveva comunicato di avere acquistato un’altra sua opera, l’acquerello Piazzola di Padova, per 25.000 franchi. Durante l’anno, l’artista disegna i costumi per La moglie saggia di Carlo Goldoni, messa in scena al Teatro Sant’Erasmo per la regia di Carlo Lari.

1956. La città di Ortona dedica a Tommaso e Michele Cascella una ‘mostra celebrativa’ e il conferimento di una medaglia d’oro. La presentazione al catalogo è di Tommaso Rosario Grilli e sono esposte -’nella vetrina’, precisa l’opuscolo- anche opere di Basilio e Giovacchino.

1958. In occasione della mostra alla Galerie Weil di avenue Matignon, viene edita una monografia dedicata all’artista ed introdotta da Georges Pillement, al tempo uno dei più accreditati critici parigini, il quale attribuisce a Cascella la funzione di alternativa all’imperante arte di Bernard Buffet. Pillement prende posizione, in modo chiaro e puntuale, fin dagli inizi: ‘Sì, occorre un certo coraggio per restare figurativi, e ancor di più – al colmo della testardaggine – per ostinarsi come Michele Cascella a esaltare la gioia di vivere, la luce, il colore, gli alberi in fiore, mentre il successo a Bernard Buffet che sottolinea gli aspetti miserabili della vita. Il trionfo della pittura di Bernard Buffet segna una grande rivoluzione nel gusto dei collezionisti. Gli amatori d’arte del secolo passato, le cui scelte cadevano sugli impressionisti o sui pittori detti ‘pompiers’, appendevano alle loro pareti dipinti gradevoli da vedere. E certo vi è un abisso tra ammettere un quadro a un’esposizione e comprarlo per appenderlo ai muri di casa.

‘Oggi non è più così, per lo meno per quanto riguarda questi appassionati che, abituati ai volti mostruosi di Picasso, s’inorgogliscono a esporre nei loro salotti una delle donne mascoline di Bernard Buffet, quelle che vi guardano con la loro aria ebete, i seni penduli, le gambe magre, fra una brocca d’acqua e un catino.

Non voglio mettere in discussione il talento di Buffet e tanto meno quello di Picasso, mi accontento soltanto di segnalare quella certa tendenza al compiacimento tetro. Come gli anacoreti amavano contemplare un teschio perché ricordava loro che tutto è vanità, l’appassionato d’arte borghese appende alle pareti del suo salotto ricco ed elegante questo richiamo a un’armonia sordida, quella stessa forse alla quale domani sarà condannato. A quest’arte tetra e disperata, amara e desolata, vi sono fortunamente degli artisti, e Cascella è fra questi, che oppongono un’arte tutta di luce e di freschezza, di strade vive e colorate, di prati verdeggianti e fioriti. Mentre Buffet è il pittore degli interni sordidi, dei fiori secchi, delle putride nature morte, si può affermare che Cascella è il pittore della gioia e della scoperta.

‘Eccoci dunque lontani dall’arte crudele e distruttrice d’un Picasso, da quella disincantata e amara d’un Buffet. Il Cascella è, all’opposto, fatto di fervore e di tenerezza, di raccoglimento e di speranza, di un talento pieno d’ottimismo e di fiducia nella vita’.

Nel prosieguo del discorso, Pillement sposta i termini di confronto, più proficuamente, verso Utrillo: ‘Di lui si potrebbe dire: Cascella, ovvero la gioia di dipingere. Se l’ho contrapposto a Buffet, è a Utrillo che potrei invece meglio, accomunarlo. Essi hanno in comune quell’amore dei paesaggi urbani, le case dai muri patinati dal tempo, sbrecciati, verdognoli di umidità, paesaggi dipinti con amore e con una certa nostalgia. Entrambi hanno saputo rendere quello che vi è di più straziante e di raccolto nei luoghi più modesti. E’ questa tenerezza che valorizza i paesaggi di Utrillo, non solo quelli di Montmartre, ma anche quelli che ha dipinto in campagna e quelli che ricostruiva a partire dalle cartoline quando dipingeva le chiese di paese su piazze limitate da alberi magri e circondate da case banali.

Ma l’universo di Cascella è diverso da quello di Utrillo. Quest’ultimo è un universo di solitudine. Le sue strade, se non sono completamente deserte, sono animate da qualche figura goffa di solito in numero dispari – ignoro il motivo di questa scelta. L’universo di Cascella è al contrario un mondo pieno di vita, di slancio e d’ottimismo. Le sue strade sono ricche di personaggi che non vi passano per caso ma che vi vivono. Il porto di Portofino, quando lo rappresenta in una domenica d’estate, è brulicante di folla. I suoi negozi sotto i portici, le sue piazze di Spagna e la Trinità dei Monti di Roma, le sue piazze e gli incroci di Parigi, sono animati da personaggi vivi che danno ai luoghi che rappresenta la loro abituale animazione.

‘Cascella è diventato, in effetti, il pittore di Portofino, come Utrillo lo è di Montmartre’.
……..
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Le 6 Stampe postate sono di mia proprietà
Fotografie di Serena Bucci





6 commenti:

  1. Stupende!
    Michele Cascella è uno dei miei preferiti nel campo dell'arte.

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    1. Hai perfettamente ragione! E' veramente invidiabile possedere quel tratto deciso e essenziale, che colma spazi vuoti rendendoli poi animati e colorati, che vogliono dire "gioia di vivere"! Grazie per la visita. Ciao

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  2. Dopo un trasloco ho trovato nella casa che ho acquistato una stampa di questo pittore......ma sara' un originale??

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    1. Potrebbe essere ... te lo auguro!

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  3. anche io ho tre stampe della stessa serie, acquistate a 3 euro l'una in un mercatino, con tanto di cornice dell'epoca. Da una ricerca , credo che il loro valore si aggiri intorno ai 50 euro, anche se c'è chi le propone, come litografie o addirittura quadri a cifre esorbitanti e del tutto fantasiose. comunque stanno bene a casa mia :)
    saluti.
    Graziano

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  4. Riordinando il magazzino ho trovato 4 stampe,credo, (o litografie?come si distinguono?)firmate michel cascella,Parigi anno 55.hanno un qualche valore?

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