venerdì 24 giugno 2011

VENEZIA - Introduzione - Capolavori dell'Arte Italiana - 1

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Estate, tempo di vacanze.

Le mie prime "ferie" le ho godute all'età di ventun' anni.
Purtroppo allora, ero già orfana di padre e di madre; figlia unica, senza parenti prossimi e nessun sostentamento materiale e morale, ho dovuto rimboccarmi le maniche e andare a lavorare anzichè proseguire gli studi come invece avrei voluto.
Fortunatamente avevo già in tasca il mio bel diploma di segrataria d'ufficio (impiegata di concetto!) e le opportunità di scelta di lavoro, allora, non mancavano, specialmente a Torino. Difatti, mi impiegai "fissa" solamente dopo aver prima saggiato altri posti di lavoro ma senza aver maturato giorni di ferie! (Forse  i datori di lavoro ci "marciavano"...)

Agosto: tutto chiuso, tutti in ferie! Grande esodo fantozziano!

Tramite l'interessamento di un amico veneto, mi ritrovai prenotata, all'ultimo momento, in una modesta ed economica pensione a conduzione familiare, nel centro di Sottomarina di Chioggia (Ve):  Pensione completa per due, con uso di spiaggia e servizi, per quindici giorni! Certo, la prenotazione includeva, oltre me, anche il mio inseparabile cane, un bellissimo ed educatissimo barboncino nero di nome Mini.
(Visse 18 anni e mezzo!)
Arrivò anche per me il giorno della partenza: caricai armi, bagagli e cane sulla mia fiammeggiante Fiat 850 coupé, che andava più ad olio che a benzina e via all'avventura, speranzosa che l'auto mi portasse a destinazione ... al mare!  ... fortunatamente mi portò!
Il proprietario della pensione,  ci (io e Mini) assegnò la camera, una stanza a quattro posti  ... ma no, non tutti per noi: tre letti già occupati da tre sorelline, adolescenti,  il quarto per noi due!
Tutti felici e contenti, specialmente le ragazzine e il cane: per loro fu amore a prima vista e un divertimento continuo durato una settimana. Sicuramente più sollevati anche i genitori sapendo che le loro figlie, durante la notte, sarebbero state controllate da un cane da guardia, nel vero senso della parola.
La prima settimana passò tra l'andare in spiaggia con cane al seguito e il tornare alla pensione ad orari stabiliti per i pasti. Amicizie ancora non ne avevo fatte: famiglie al completo in pensione, stesse famiglie in spiaggia, famiglie al completo in paese, nessun coetaneo con cui scambiare impressioni ... cominciavo a stufarmi di quel trantran, anche se avevo considerato che il cane sarebbe stato una limitazione per eventuali mie uscite serali magari danzanti, non potevo certo lasciarlo a qualcuno, nè chiuderlo in camera ... avrebbe fatto il diavolo a quattro! 
La seconda settimana fu diversa. Le ragazzine partirono e mi fu assegnata una camera singola  ... senza bagno interno e ... ricavata in un sottoscala! Probabilmente gli affari andavano bene e il proprietario voleva ingrandirsi, sfruttando tutto lo spazio disponibile  costruendo camere in più anche se inadeguate.
Comunque, a me andò bene ugualmente, mi adattai ancora.
Sembrò mi fossi svegliata dall'apatia. 
Per la miseria, avevo attraversato tutto il nord d'Italia, da ovest a est, senza aver visto assolutamente niente delle bellezze del posto!  E dire che avrei avuto solo l'imbarazzo della scelta, c'era pure Venezia a due passi - che diamine!
Il discorsetto recitatomi sortì l'effetto! Detto e fatto. Niente spiaggia. Subito dopo pranzo, imbarcai il cane in macchina e via, verso Venezia.
Percorsi tutta la Romea, Marghera, presi il ferry boat con auto al seguito e sbarcai al Lido di Venezia: Booh!
Inconsciamente o volutamente mi ritrovai sul grande piazzale dove si ergeva fascinoso e allettante il "Casinò"!  Mi dimenticai di Venezia! ... Ma sì, ci sarei andata "domani" a Venezia!
Finalmente potevo entrare in un Casinò e provare l'ebbrezza del gioco.
Cercai un posto riparato da alberi e parcheggiai la macchina.  Feci scendere il cane per i suoi bisognini,  sistemai i finestrini lasciandoli mezzi aperti, misi la ciotola con l'acqua sul pianale della macchina e rifeci salire il cane nella stessa, promettendogli che sarei tornata presto.
Sentivo il cuore che batteva all'impazzata mentre mi dirigevo all'entrata: Era la mia prima volta!
Documenti prego? Schedata ormai ... giocatrice d'azzardo! 
Morale della favola: tutti i pomeriggi li passai dentro al Casinò a giocare alla roulette! Un male, perché vinsi sempre!
L'ultimo giorno della mia permanenza però, non andai al Casinò, mi fermai a Venezia, volevo vedere almeno Piazza San Marco e bere un caffè nel famoso Harry's Bar, (potevo permettermelo) poi avrei proseguito alla volta di Torino.
Andai all'Harr y's Bar ... bello, ma"un buchetto"pensai, guardandomi intorno nella prima saletta dove mi fermai a bere - al banco - il caffè da due mila lire! 
Mi incamminai verso Piazza San Marco prendendo il vicolo proprio alle spalle del bar , avrei poi girato a destra sbucando giusto a metà del lato posteriore della Piazza. In pratica varcai la soglia dell'entrata secondaria ... con visibile sfondo della Basilica e Campanile sulla destra ...

Questa volta il mio cuore non batté all'impazzata ... decisamente si fermò! Così come colpiti da paresi, la mia bocca rimase aperta e il mio corpo si irrigidì  folgorato, nel vedere tutta quella imponente magnificenza! Che impatto! Non mi aspettavo di provare nulla di simile guardandola dal vero! Mi faceva male la glottide a furia di deglutire aria secca  priva di saliva. Sarà stata anche la luce di quel momento a rendere quell'architettura, avvolta da luce diafana, un'opera irreale, magica, fantastica:  poco prima c'era stato un temporale ed ora splendeva il sole accentuandone il fulgore!
Piansi ... mi accorsi di piangere  mentre la mia mente me ne stava dicendo di tutti i colori: cretina, deficiente, scema, stupida, stolta ... vai al casinò che è meglio, brutta ignorante povera di spirito!
Non mi ricordo quanto tempo rimasi lì imbambolata, impietrita, frastornata.
Tornai a Torino in uno stato d'animo indicibile. Ero a terra, mortificata, umiliata!

Mi rifeci poi ... mi perdonai,  ritornando e godendomi Venezia e Isole altre quattro volte.
Andai alla ricerca di quella provata delirante emozione esaltante ... ma molto dispiaciuta non riuscii più a sentirla nonostante rimasi altre volte a bocca aperta in contemplazione.
Di Casinò neanche più il pensiero! 





Dipinto di Silvano Drei






Ecco, ora posso presentare anche a voi le bellezze di Venezia e la sua storia.

Inizierò con il postare sei Tavole relative alla Basilica di San Marco, raffiguranti particolari di mosaici di opere d'arte interne. 
Ci sposteremo poi a fianco la Basilica, al Palazzo Ducale e la nostra guida sarà Enzo Orlandi.























Particolare del Particolare di
La Danza di Salomè












Mosaici bizantini


Questo tipo di mosaico è principalmente parietale ed userà tessere di materiale vetroso dalla gamma molto più ricca ed intensa rispetto al mosaico romano. Il mosaico murale bizantino presenta una superficie scabrosa ed irregolare, formata da tessere vetrose volutamente infisse con angolazioni più o meno accentuate rispetto al piano e non levigate, per meglio poter captare e rifrangere la luce. La leggera inclinazione delle tessere, la natura e i colori dei materiali usati, fanno si che nei mosaici bizantini la luce sia parte integrante dell'opera. Sarà tipico dell'arte bizantina l'uso di sfondi d'oro al posto di quelli bianchi dell'arte antica
http://www.aurasoft.net/it_mosaico/storia6.html


















































Basilica di San Marco




La Basilica di San Marco è considerata un capolavoro dell’architettura romanico-bizantina ed ha sempre avuto un ruolo importante nella vita religiosa e pubblica di Venezia. Ai tempi della Repubblica, vi venivano consacrati i dogi. Inizialmente la basilica era solo un piccolo tempio dedicato a San Teodoro, poi nell’anno 820 i Veneziani trafugarono da Alessandria d’Egitto le spoglie di San Marco e s’iniziò la riedificazione del tempio. Costruita nei secoli XI-XV e più volte ristrutturata, la basilica attuale domina Piazza San Marco con le sue cinque imponenti cupole e i suoi dorati mosaici, che richiamano uno stile orientale.

La Basilica è a croce greca con una cupola centrale; su ogni campata vi sono quattro cupole emisferiche; nel Duecento su ogni cupola furono costruite delle piccole cupole a bulbo. La facciata è divisa in un doppio ordine di cinque arcate. Nella prima arcata si trova il mosaico “Traslazione del corpo di San Marco nella chiesa”; nella seconda “Il corpo di San Marco venerato dal doge”. I bassorilievi posti al centro rappresentano i mestieri di Venezia. Nella quarte e quinta arcata vi sono altri mosaici sempre riferiti a San Marco. In alto, sulla facciata superiore, si trovano le copie dei quattro cavalli che il doge Enrico Dandolo spedì da Costantinopoli nel Duecento. Sul fianco che si affaccia su Palazzo Ducale, si può osservare la pietra del bando, detta così perché da lì si leggevano le ordinanze della Repubblica.

L’interno colpisce subito per la grandiosità e l’armonia dei volumi. La chiesa è decorata con splendidi mosaici a fondo d’oro risalenti a varie epoche (dal XII al XIV secolo), rappresentanti vari personaggi e situazioni: “Predicazione degli Apostoli”, “La Passione”, “Cristo benedicente”, “Cristo e Profeti”, “San Giovanni”. I mosaici più antichi sono quelli posti nell’abside e raffiguranti San Nicola, San Pietro, San Marco. L’altare maggiore è in marmo; in esso sono custodite le spoglie di San Marco. Il ciborio è sorretto da quattro colonne d’alabastro scolpite con episodi dei Vangeli. Il capolavoro dell’arte orafa bizantina e veneziana è la “Pala d’oro” che si trova dietro l’altare maggiore.
http://guide.travelitalia.com/it/guide/venezia/1286/




N°  6/6 Tavole 

Le tavole postate sono di mia proprietà


                                                                                              Continua ...QUI






giovedì 16 giugno 2011

CAPOLAVORI DELL' IMPRESSIONISMO - Collezione 4

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... Segue














Vincent Van Gogh                                                                          - Chaume a Carde Ville -
                                                                                                           Parigi, Jeu de Paume. 








Vincent Van Gogh                                               - Ritratto del dott. Gachet -
                                                                               Parigi, Jeu de Paume.














Vincent Van Gogh - Ristorante della Sirena -
Parigi, Jeu de Paume.








Biografia

Vincent Van Gogh era figlio di un pastore protestante perennemente oppresso dalle preoccupazioni di famiglia.Fin da ragazzo l'artista manifestò inclinazioni inquiete e tormentate.La sua breve vita (morì a 37 anni) fu un continuo alternarsi di grandi entusiasmi e forti depressioni.

L' inizio della sua formazione artistica risale al 1869 ,presso la casa d'arte Goupil a L'Aia.A Londra si innamora perdutamente della figlia della sua padrona di casa,ma si tratta di un amore non corrisposto.Lei era già segretamente fidanzata e lo respinse più volte.Il fratello Théo e i famigliari restarono fortemente colpiti dal senso di tristezza e dalle turbolenze psichiche di Vincent dovute alla delusione d'amore. Quel tipo di sofferenza esaltò il suo sentimento religioso. Tuttavia continuò gli studi d'arte,questa volta a Parigi.Entrò nella galleria Goupil.Svolse una vita solitaria, frequentò i musei, studiò Corot,Ruysdael,Millet, ma non ebbe alcunn contatto con i giovani impressionisti.Presto si dimise dalla galleria probabilmente perchè ossessionato da una vocazione religiosa.Il fratello Théo cercò di convincerlo ad occuparsi solo di pittura,ma Vincent preferì tornare a Londra, dove frequentò un pastore-predicatore. Da lì a poco anche Van Gogh, proprio perchè venuto a contatto con derelitti della società e con i luoghi della miseria,decise di farsi pastore. Tornò dai suoi a Etten ed iniziò gli studi di teologia, ma lo scarso fervore evangelico lo spinse ad interrompere gli studi per darsi alla predicazione presso i minatori del Borinage,gente con la quale condivise la loro misera esistenza.Ma non ne trasse che delusione ed insuccessi, così decise di abbandonare la predicazione ,che perchè in quel periodo si rifece viva imperiosamente la sua vocazione artistica,ma questa volta doveva consumarvi l'intera esistenza.

Realizzò un grandissimo numero di disegni ,e dipinse alcune tele senza abbellimenti :rozze figure pesantemente modellate,da aspetti cupi ancora ispirati dai suoi intenti umanitari e caratterizzati da una matrice compassionevole: vecchi,uomini e donne,contadini,pescatori,mendicanti.Opere come i "Mangiatori di patate" realizzate con una stesura pittorica piatta e spessa,senza squilli di colore,ma solo tonalità oscure e profonde,che ancora non manifestano apertamente il percorso della sua geniale e innovativa ricerca artistica.

Nell'estate del i881 Vincent vive un'altro amore infelice:s'innamora di una sua giovane cugina rimasta vedova con un bambino.La donna si trovava in visita dai genitori di Van Gogh.Vincent le chiese di sposarla,ma lei lo respinse.

Nel novembre del 1885 Van Gogh tornò a studiare all'accademia di Anversa.In quel periodo si entusasmò delle stampe giapponesi.Successivamente il fratello Théo,che sin dagli inizi aveva compreso il grande talento di Vincent e che lo sostenne fino all'ultimo, gli chiese di andare a Parigi, allora capitale indiscussa dell'arte, dove sarebbe stato facile avere contatti con importanti artisti delle avanguardie.

Così a Parigi, Van Gogh conobbe Bernard,Toulouse Lautrec,Pisarrò, il giovane Seurat e soprattutto Gauguin. Ben presto l'arte di Van Gogh subì un mutamento profondo: i colori della sua tavolozza si schiarirono con una gamma cromatica vicina a quella degli impresionisti,ma anzichè adottare una stesura "a virgola" tipica degli impressionisti,l'artista preferì una tecnica a colpetti di pennellate di un certo spessore,interrotte e punteggiate, vicine piuttosto alla maniera di Seurat e dei neo impressionisti.Da lì a poco la ricerca artistica di Van Gogh si spinse impetuosamente in avanti, svolgendosi in tappe rapidissime,quasi verso soluzioni estreme. Si può dire che già dalle opere parigine del 1887 sono caratterizzate da una cromia accesa e da un impasto notevolmente accentuato e si tratta di connotazioni stlistiche che anticipano e fondano la ricerca espressionista. Ma la sua vena artistica più personale ed estrema raggiunge l'apice durante il soggiorno ad Arles (febbraio 1888 - maggio 1889), il periodo del sodalizio con Gauguin , vissuto con una grande tensione interiore per certi versi anche drammatica più che altro per i suoi disordini mentali.

In questo ultimo e risolutivo periodo Van Gogh, sebbene si ritrovi fisicamente stremato per le suo condizioni mentali, continua a lavorare con dedizione totale,incessantemente ,dipingendo un elevato numero di tele.Si tratta di una produzione che raggiunse risultati differenti rispetto al percorso dell'impressionismo, ma anche dalla linea di Cézanne e dello stesso Gauguin. L'artista si mantiene rigorosamente allo schema evidente delle cose per trasportarle direttamente sulla tela con una esatazione sia cromatica sia in relazione alla componente materica.

Ma proprio ad Arles, durante il soggiorno di Gauguin ,da lui stesso invitato, scoppiò una crisi e durante una lite tentò di uccidere Gauguin.Poi si recide un orecchio e lo invia in dono ad una prostituta del paese.

Nel 1889 Van Gogh fu ricoverato nella casa di cura di Saint-Rémy , dove trascorse un anno caratterizzato da periodi tranquilli e forti crisi depressive, che tuttavia non gli impedivano di continuare a dipingere senza sosta. Tra le molte opere dipinse "Cipressi" , "Campo di grano con cipressi" ,"Paesaggio con burrone" .

L'unico riconoscimento artistico gli arrivò nel 1890 solo tramite un articolo apparso sulla rivista Mercure de France , nel quale venne fatta un'analisi accurata della sua opera con palesi apprezzamenti.

Nel maggio di quello stesso anno le condizioni di salute dell'artista risultarono notevolmente migliorate.Così , dopo una breve sosta a Parigi, Van Gogh si stabilisce ad Auvers-sur Oise, dove potè muoversi liberamente,ma sempre controllato dal dottor Gaschet. Le ultime opere dell'artista sono caratterizzate da una notevole limpidezza cromatica ma da stesure vorticose e unitarie. (La chiesa di Auvers,Paesaggio con carro, Campo di grano con corvi).

In quei giorni girava tra i campi senza la sua attrezzatura da pittore,ma con una rivoltella per sparare ai corvi.Nell'ultima lettera inviata al fratello Théo manifestò le sue sensazioni sulla inutilità della vita.

Il 27 luglio di quell'anno, ebbe nuovamente una crisi e si suicidò sparandosi al petto.Il proiettile non colpì il cuore,così Van Gogh ebbe la forza di ripercorrere il tragitto fino alla sua camera.Soltanto la sera i coniugi Ravoux , insospettiti dalla sua assenza, salirono in camera e scoprirono tutto.Chiamarono il dottor Gachet il quale dopo aver ritenuto impossibile estrarre la pallottola contattò il fratello Théo.L'indomani Théo trovò Vincent disteso sul letto,come se nulla fosse,che fumava la pipa.I due parlarono per tutto il giorno.Théo si stese sul letto accanto a Vincent,che morì alcune ore dopo.






















Georges-Pierre Seurat -                                     Schizzo per una "Domenica alla Grande-Jatte" -
                                                                          Parigi, Jeu de Paume.


















La scelta dei pittori impressionisti, di rappresentare la realtà cogliendone le impressioni istantanee portò questo stile ad esaltare su tutto la sensazione dell’attimo fuggente.


Secondo i pittori impressionisti la realtà muta continuamente di aspetto. La luce varia ad ogni istante, le cose si muovono spostandosi nello spazio: la visione di un momento è già diversa nel momento successivo. Tutto scorre. Nella pittura impressionista le immagini trasmettono sempre una sensazione di mobilità.

L’attimo fuggente della pittura impressionista è totalmente diverso dal momento pregnante della pittura neoclassica e romantica. Il momento pregnante sintetizza la storia nel suo momento più significativo; l’attimo fuggente non ha nulla a che fare con le storie: esso coglie le sensazioni e le emozioni. E quelle raccolte nella pittura impressionista sono sempre sensazioni e impressioni felici, positive, gradevoli. L’impressionismo, per la prima volta dopo la scomparsa della pittura rococò, rifugge dagli atteggiamenti tragici o drammatici. Torna a rappresentare un mondo felice ed allegro. Un mondo dove si può vivere bene.

L’attimo fuggente della pittura impressionista ha analogie evidenti con la fotografia. Anche la fotografia, infatti, coglie una immagine della realtà in una frazione di secondo. E dalla fotografia gli impressionisti non solo prendono la velocità della sensazione, ma anche i particolari tagli di inquadratura che danno alle loro immagini particolare sapore di modernità.
http://www.nonsolocittanova.it/impressionismo.htm







N°  30/30 Tavole                                                                                                    Fine



mercoledì 15 giugno 2011

CAPOLAVORI DELL' IMPRESSIONISMO - Collezione 3

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... Segue









Alfred Sisley                                                                             - Battelli alla chiusa di Bougival -
                                                                                                  Parigi, Jeu de Paume.





Alfred Sisley                                                                 - Strada di Louveciennes sotto la neve -
                                                                                    Parigi, Jeu de Paume.






Alfred Sisley                                                                                - Inondazione a Port-Marly -
                                                                                                      Parigi, Jeu de Paume.





Il rinnovamento della tecnica pittorica, iniziata da Manet, parte proprio dalla scelta di rappresentare solo la realtà sensibile. Su questa scelta non poca influenza ebbero le scoperte scientifiche di quegli anni. Il meccanismo della visione umana divenne sempre più chiaro e si capì meglio il procedimento ottico di percezione dei colori e della luce. L’occhio umano ha recettori sensibili soprattutto a tre colori: il rosso, il verde e il blu. La diversa stimolazione di questi tre recettori producono nell’occhio la visione dei diversi colori. Una stimolazione simultanea di tutti e tre i recettori, mediante tre luci pure (rossa, verde e blu), dà la luce bianca. Questo meccanismo è quello che viene definito sintesi additiva.

Il colore che percepiamo dagli oggetti è luce riflessa dagli oggetti stessi. In questo caso, l’oggetto di colore verde non riflette le onde di colore rosso e blu, ma solo quelle corrispondenti al verde. In pratica, l’oggetto, tra tutte le onde che costituiscono lo spettro visibile della luce, ne seleziona solo alcune. I colori che l’artista pone su una tela bianca seguono lo stesso meccanismo: selezionano solo alcune onde da riflettere. In pratica, i colori sono dei filtri che non consentono la riflessione degli altri colori. In questo caso, sovrapponendo più colori, si ottiene, successivamente, la progressiva filtratura, e quindi soppressione, di varie colorazioni, fino a giungere al nero. In questo caso si ottiene quella che viene definita sintesi sottrattiva.

I colori posti su una tela agiscono sempre operando una sintesi sottrattiva: più i colori si mischiano e si sovrappongono, meno luce riflette il quadro. L’intento degli impressionisti è proprio evitare al minimo la perdita di luce riflessa, così da dare alle loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà. Per far ciò adottano le seguenti tecniche:

utilizzano solo colori puri;
non diluiscono i colori per realizzare il chiaro-scuro, che nelle loro tele è del tutto assente;
per esaltare la sensazione luminosa accostano colori complementari;
non usano mai il nero;
anche le ombre sono colorate.

Ciò che distingue due atteggiamenti fondamentalmente diversi, tra i pittori impressionisti, è il risultato a cui essi tendono:

da un lato ci sono pittori, come Monet, che propongono sensazioni visive pure, senza preoccuparsi delle forme che producono queste sensazioni ottiche;
dall’altro ci sono pittori, come Cézanne e Degas, che utilizzano la tecnica impressionista per proporre la visione di forme inserite in uno spazio.
Monet fa evaporizzare le forme, dissolvendole nella luce; Cezanne ricostruisce le forme, ma utilizzando solo la luce e il colore.
Qui Link


























Henri Fantin-Latour nacque a Grenoble il 14 gennaio 1836








N°  23/30 Tavole                                                                                    Continua ...Qui



martedì 14 giugno 2011

CAPOLAVORI DELL' IMPRESSIONISMO - Collezione 2 -

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... Segue


Date fondamentali per seguire lo sviluppo dell’impressionismo sono:


1863: Edouard Manet espone 'La colazione sull’erba';
1874: anno della prima mostra dei pittori impressionisti presso lo studio del fotografo Nadar;
1886: anno dell’ottava e ultima mostra impressionista.










'La colazione sull'erba' (1863), venne presentato al Salon del 1863, la sola manifestazione che a quel tempo permetteva agli artisti di affermarsi; la giuria lo rifiutò. Proprio quell’anno gli artisti rifiutati al Salon furono ben 300. Napoleone III, per contenere le loro proteste, fece aprire un altro salone: il Salon dés Refusée. In esso venne esposto anche 'La colazione sull’erba' di Manet. Ma, anche qui, le accoglienze del pubblico e della critica furono negative.


Il quadro scandalizzava sia per il soggetto, sia per lo stile. In esso vi sono raffigurati, in primo piano, una donna completamente nuda che conversa con due uomini completamente vestiti. In secondo piano vi è una seconda donna che si sta bagnando in uno stagno. Non è il nudo della donna a scandalizzare, ma la sua rappresentazione troppo realistica in una situazione apparentemente quotidiana ma decisamente insolita. Ciò che in sostanza urta è che la nudità della donna rende volgare una conversazione tra normali borghesi.






Edouard Manet -                                                       Bionda a torso nudo -
                                                                                  Parigi, Louvre.







Edouard Manet                                                                                                   - Olympia -
                                                                                                           Parigi, Jeu de Paume.



L’altra grande realizzazione di Manet, nel 1863, fu il quadro raffigurante Olympia. È il rifacimento di un tema inventato da Giorgione e Tiziano, poi ripreso da Goya nella 'Maja desnuda'. Il quadro di Manet è realizzato con la stessa tecnica del contrasto cromatico e luministico, qui usato quasi con intento dimostrativo. 'Olympia' è di maggior rottura che non la 'Colazione sull’erba', anche per la voluta ambiguità dei passaggi tonali bianco su bianco e nero su nero che rendono difficile una immediata comprensione dell’immagine. La testa della serva e il gattino ai piedi della donna scompaiono quasi nella oscurità dello sfondo. Il bianco delle lenzuola viene rilevato con sovrapposizioni di pennellate grigie, mentre il corpo nudo della donna si presenta di un bianco uniforme, la cui piattezza è però compensata dalla ben calibrata posizione degli arti. È un esercizio di virtuosismo stilistico, in cui le piccole macchie di colore rosso e verde danno il punto di saturazione del tono luminoso in bilico tra il bianco-luce e il nero-oscurità.


Anche questo quadro di Manet scandalizzò per il soggetto. Olympia, infatti, era una nota prostituta parigina che qui si mostra con una sfrontatezza decisamente volgare. Lo sguardo così diretto della donna, la sua posa, i particolari eccessivamente realistici, come le pantofole ai piedi, non permettono all’osservatore di trascendere la vera realtà di ciò che è rappresentato sul quadro.
Qui Link













Edgar Degas                                                                       - L'Assenzio -
                                                                              Parigi, Jeu de Paume.

















Paul Cézanne                                                                                   - Natura morta e zuppiera -
                                                                                                           Parigi, Jeu de Paume.




L’impressionismo non nacque dal nulla. Esperienze fondamentali, per la sua nascita, sono da rintracciarsi nelle esperienze pittoriche della prima metà del secolo: soprattutto nella pittura di Delacroix e dei pittori inglesi Constable e Turner. Tuttavia, la profonda opzione per una pittura legata alla realtà sensibile portò gli impressionisti, e soprattutto il loro precursore Manet, a rimeditare tutta la pittura dei secoli precedenti che hanno esaltato il tonalismo coloristico: dai pittori veneziani del Cinquecento ai fiamminghi del Seicento, alla pittura degli spagnoli Velazquez e Goya.


Punti fondamentali per seguire le specificità dell’impressionismo sono:

il problema della luce e del colore;
la pittura en plain air;
l'esaltazione dell’attimo fuggente;
i soggetti urbani.

La grande specificità del linguaggio pittorico impressionista sta soprattutto nell’uso del colore e della luce. Il colore e la luce sono gli elementi principali della visione: l’occhio umano percepisce inizialmente la luce e i colori, dopo di che, attraverso la sua capacità di elaborazione cerebrale distingue le forme e lo spazio in cui sono collocate. La maggior parte della esperienza pittorica occidentale, tranne alcune eccezioni, si è sempre basata sulla rappresentazione delle forme e dello spazio.






N°  16/30 Tavole                                                                                     Continua ...Qui




CAPOLAVORI DELL' IMPRESSIONISMO - Collezione 1

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Mi sento proprio una archivista bibliotecaria: prelevo, guardo, apprendo, catalogo, inventario, scansiono-posto-archivio sul Web e ri-archivio il cartaceo nella ormai
famosa libreria.
Per un istante mi sono vista disegnata in un fumetto come un topo (femm.) di biblioteca schiacciata da infinite Tavole cartonate illustrate, dalle quali fuoriuscivano i vari personaggi che cercavano di acchiapparmi per mettermi alla gogna!

Ebbene sì, ancora Tavole!
Ne sono 30, cartonate, satinate semi lucide. Ognuna misura 27x22 cm, di spessore 2 mm.
Stampate nel 1960 da I.G.D.A - Novara (Istituto Geografico De Agostini) per
"L'Illustrazione del Medico".



"Gli Impressionisti"















Paul Gauguin -                                 Paesaggio di Arles presso Alyscamps -
                                                                                   Parigi, Jeu de Paume.



L’impressionismo è un movimento pittorico francese che nasce intorno al 1860 a Parigi. È un movimento che deriva direttamente dal realismo, in quanto come questo, si interessa soprattutto alla rappresentazione della realtà quotidiana. Ma, rispetto al realismo, non ne condivide l’impegno ideologico o politico: non si occupa dei problemi ma solo dei lati gradevoli della società del tempo.


La vicenda dell’impressionismo è quasi una cometa che attraversa la storia dell’arte, rivoluzionandone completamente soprattutto la tecnica. Dura poco meno di venti anni: al 1880 l’impressionismo può già considerarsi una esperienza chiusa. Esso, tuttavia, lascia una eredità con cui faranno i conti tutte le esperienze pittoriche successive. Non è azzardato dire che è l’impressionismo ad aprire la storia dell’arte contemporanea.

La grande rivoluzione dell’impressionismo è soprattutto la tecnica, anche se molta della sua fortuna presso il grande pubblico deriva dalla sua poetica.


La tecnica impressionista nasce dalla scelta di rappresentare solo e soltanto la realtà sensibile. Evita qualsiasi riferimento alla costruzione ideale della realtà, per occuparsi solo dei fenomeni ottici della visione. E per far ciò cerca di riprodurre la sensazione ottica con la maggior fedeltà possibile.

Dal punto di vista della poetica l’impressionismo sembra indifferente ai soggetti. In realtà, proprio perché può rendere piacevole qualsiasi cosa rappresenti, l’impressionismo divenne lo stile della dolce vita parigina di quegli anni. Non c’è, nell’impressionismo, alcuna romantica evasione verso mondi idilliaci, sia rurali sia mitici; c’è invece una volontà dichiarata di calarsi interamente nella realtà urbana di quegli anni per evidenziarne tutti i lati positivi e piacevoli. Ed anche le rappresentazioni paesaggistiche o rurali portano il segno della bellezza e del progresso della civiltà. Sono paesaggi visti con occhi da cittadini.


I protagonisti dell’impressionismo furono soprattutto pittori francesi.
Tra essi, il più impressionista di tutti, fu Claude Monet.












Claude Monet -                                                                       Il Bacino di Argenteuil -
                                                                                               Parigi, Jeu de Paume



Gli altri grandi protagonisti furono Pierre Auguste Renoir, Alfred Sisley, Camille Pissarro e, seppure con qualche originalità, Edgar Degas. Un posto separato lo occupano, tra la schiera dei pittori definiti impressionisti, Edouard Manet, che fu in realtà il precursore del movimento, e Paul Cézanne, la cui opera è quella che per prima supera l’impressionismo degli inizi.
















Pierre-Auguste Renoir -                           Ritratto di M.me Alphonse Daudet -
                                                                                    Parigi, Jeu de Paume.








Pierre-Auguste Renoir                                            - Giovinette al piano -
                                                                                 Parigi, Jeu de Paume.







Pierre-Auguste Renoir -
RITRATTO DI GIOVANE DONNA DI PROFILO


E' un dipinto ad olio su tela di 46 × 38 cm realizzato nel 1878 dal pittore francese Pierre-Auguste Renoir. È conservato al Musée d'Orsay di Parigi.
Il pittore ritrae in questo quadro una sua amica e modella, Marguerite Legrand.
Il quadro proviene dalla collezione del medico Paul Gachet, grande collezionista di quadri impressionisti. Gachet disse che Renoir stesso lo aveva pagato con il dipinto, in compenso delle cure mediche prestate alla giovane.








N°  9/30 Tavole                                                                                         Continua .. Qui