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sabato 19 maggio 2012

PERCENTUALE MINIMA DI FONTANE ITALIANE - Cartoline 3

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Milano - G. Piermarini
Fontana nella Piazza omonima (Piazza Fontana)

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Giuseppe Piermarini
(Foligno, 18 luglio 1734 – Foligno, 18 febbraio 1808)
è stato un architetto italiano.



Fontana del Piermarini fu la prima fontana di Milano,
comparsa verso la fine del '700 e voluta da Maria Teresa d'Austria proprio in quel luogo, dal quale fu sloggiato il "verzee" (mercato ortofrutticolo)
dell'Arcivescovo.
L'opera venne affidata dal conte Carlo di Firmian, plenipotenziario dell'imperatrice, a Giuseppe Piermarini, che dal 1770 era "imperial regio architetto".
Nello splendido progetto egli sarà affiancato
da un altro artista dell'Accademia di Brera, lo scultore Giuseppe Franchi, autore delle sirene e dei delfini che ornano la fontana, posta in opera tra il 1781 e il 1782
nell'ambito di un progetto più ampio di risistemazione della piazza.
Lo stile è neoclassico, nobile e sereno, chiaro esempio della maestria del Piermarini.
La fontana è composta da tre vasche sovrapposte, in granito rosa di Baveno.
E' situata all'interno di piazza Fontana.
Questa piazza viene ricordata soprattutto per l'attentato
terroristico del 1969, dove una bomba esplosa dentro
la Banca Nazionale dell'Agricoltura causò la morte
di 16 persone e il ferimento di altre 88.
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Milano
Fontana di Piazza Castello
" Turta di spus" (Torta degli sposi)

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Negli anni Trenta, in occasione di una visita di Mussolini, fu costruita, davanti all'ingresso del Castello Sforzesco, una grande fontana di pietra bianca, rotonda, con una parte cilindrica, dello stesso materiale, rialzata al centro della vasca principale. Sia dall'elemento centrale che dai bordi della vasca principale partivano numerosi getti d'acqua. Doveva essere provvisoria, ma piacque e restò. Durante la guerra i giochi d'acqua furono chiusi e riaperti solo nel dopoguerra.

Alla fine degli anni Cinquanta, per i lavori di costruzione della linea 1 della metropolitana, la fontana fu smantellata perchè occupava lo spazio di un cantiere.

Non se ne sentì più parlare, tanto che correva voce che fosse stata trasportata da un noto uomo politico nella sua villa in Tunisia, dove si era rifugiato.

Era solo una leggenda metropolitana: i resti della vecchia fontana, ormai inutilizzabili, si trovavano in vari depositi comunali. Venne però deciso di ricostruire la fontana che, da circa dieci anni, è tornata davanti al Castello, con i suoi giochi d'acqua, i suoi zampilli rinfrescanti nella stagione calda, il suo colore bianco che l'aveva fatta soprannominare "torta di spus" (torta degli sposi) per la sua somiglianza ad una torta nuziale.

E' bello fare una foto ricordo davanti alla Fontana e al Castello.

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Dall'Archivio del Corriere della Sera (1° giugno 1999)

Torna in piazza Castello la fontana "turta di spus"

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La fontana (realizzata dall' Aem per un incontro di Mussolini con i reduci dell' Abissinia) venne salutata con favore dai cittadini e soprattutto dai turisti, poiche' sedendosi sul bordo della grande vasca potevano farsi fotografare insieme alla Torre del Filarete. In una Milano tradizionalmente povera di fontane (la prima e la piu' bella e' rimasta quella di piazza Fontana, disegnata dal Piermarini nel 1780) un getto d' acqua in piu' pareva dare sollievo soltanto a guardarlo, nei giorni di canicola. Invece arrivarono poco dopo i giorni dell' oscuramento, e la fontana del Castello, che di notte era illuminata, venne subito soppressa. Riprese il suo chioccolio nel dopoguerra, ma le sue traversie non erano finite. Gli scavi della prima linea della metropolitana la costrinsero a sloggiare per costruire la fermata Cairoli. Al momento sembro' un lutto provvisorio per la citta' , che pero' in pochi anni parve dimenticare che la fontana fosse esistita.
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Messina - Fra G.A. Da Montorsoli
Fontana di Orione in Piazza Duomo

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Giovanni Angelo Montorsoli
(Firenze, 1507 – 31 agosto 1563)
è stato un religioso, scultore e architetto italiano.



La Fontana di Orione (1547-51, restaurata di recente): Orione mitico fondatore di Messina.
Venne realizzato un complesso sistema di canalizzazioni. La fontana presenta una struttura piramidale: in alto Orione con ai suoi piedi il suo cane Sirio. Sotto, 4 puttini che cavalcano delfini dalle cui bocche esce acqua che si riversa nella tazza sottostante. Seguono 4 Naiadi e 4 Tritoni in vasche sempre più grandi. Poi una grande vasca dodecagonale con 4 statue raffiguranti i fiumi Nilo, Tevere, Ebro, Camaro (quest’ultimo è il piccolo torrente che alimenta la fontana). Si finisce con 4 piccole vasche e 8 mostri acquatici in pietra nera. Quest'iconografia complessa ancora non è stata totalmente chiarita.


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La Fontana del Nettuno (1557)
Si tratta della seconda opera realizzata in città (nel 1557) da Giovanni Angelo Montorsoli, in cui l'autore esprime con genialità creativa il potente stile michelangiolesco.



La posizione originaria della Fontana del Nettuno era di fronte alla Palazzata sulle banchine del porto, con le spalle rivolte al mare, a simboleggiare il Dio Nettuno che benedice, con la ricchezza del suo mare, la città di Messina.
In origine situata alla Marina, e spostata dopo il terremoto del 1908 dove si trova tuttora oggi, nella piazza dell’Unità d'Italia (Piazza Prefettura) ma arbitrariamente ruotata di 180 gradi rispetto alla posizione originaria cosicché oggi è rivolta verso il mare, modificandone la simbologia.
 
Nella posizione originaria, la Fontana del Nettuno era perfettamente allineata con le altre due opere realizzate dal Montorsoli, la Fontana di Orione e la Lanterna di San Ranieri (il Faro del porto).

Rappresenta il buon governo.




Il dio Nettuno, come appena sorto dalle acque, calmo e invincibile, brandisce il suo temibile tridente e tiene incatenate ai suoi piedi le mostruose Scilla e Cariddi; è un'allegoria della forza fisica e morale della Città che doma le avversità.
Le statue originali di Nettuno e di Scilla sono custodite nel Museo Regionale.
 
Per i progetti simbolici sono molto probabili i suggerimenti dallo scienziato, matematico e letterato abate Francesco Maurolico.
 
 
Delle tre più importanti e belle fontane monumentali dedicate a Nettuno, quella di Messina è la più antica perché completata nel 1557 rispetto al "il Nettuno del Giambologna" a Bologna che è del 1563-1566 e quella di Bartolomeo Ammannati a Firenze del 1563-1577.
 
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Giovanni Angelo da Montorsoli
 
Toscano, frate Servo di Maria, collaborò con Michelangelo alla Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze, dove scolpì il San Cosma che fu da Giorgio Vasari disposto a lato della Madonna (1536-37). Operò in numerosi campi, come restauratore di statue antiche (restauro del Laocoonte) e come progettista e allestitore di apparati festivi. Inoltre realizzò numerosi monumenti funerari fra i quali possiamo citare la tomba di Mauro Mafferi (1537) nel Duomo di Volterra e la tomba di Andrea Doria (1541) nella chiesa di San Matteo a Genova.



Ebbe una certa libertà di lavorare in Italia e all'estero finché Paolo IV non emanò alcune norme più restrittive sui religiosi (1547).
Come Benvenuto Cellini tentò la strada della corte di Francia grazie all'intercessione del cardinale Ippolito II d'Este e servì presso Francesco I, ma in seguito a malintesi con cortigiani e tesorieri se ne tornò in Italia. A Firenze entrò in competizione con Baccio Bandinelli, il quale pare riuscì a far distruggere un suo gruppo marmoreo di Ercole e Caco (stesso soggetto di una famosa e criticata scultura del Bandinelli in piazza della Signoria) che si trovava in una fontana della villa di Castello. L'accaduto è menzionato dal Vasari e da una lettera scritta dallo scultore stesso a Cosimo I.


Si stabilì a Messina tra il 1547 e il 1557 dove era stato chiamato dal Senato Messinese per edificare, allo sbocco dell'acquedotto del Camaro (costruito nel 1530-47), sulla piazza del Duomo, una fontana (di Orione) che fosse di pubblica utilità, di decoro e di celebrazione del pubblico potere e dell’impresa. Questa opera di scultura ebbe anche notevoli funzioni di scenografia urbana. Situata davanti al Duomo, ma spostata dal suo asse longitudinale, implicò il riassetto di tutta la piazza (abbattimento della chiesa di S. Lorenzo nel 1550 per crearle un nuovo fondale e una risonanza scenografica).
Il Montorsoli ebbe anche l’incarico di costruire la nuova chiesa di S. Lorenzo. La sistemazione della piazza del Duomo, dove erano inscindibili scultura architettura e spazio urbano, fu una delle prime importanti esperienze urbanistiche che si compì nell'Isola.


A differenza degli altri artisti continentali dell'età precedente egli operò con una consapevolezza di stile e di cultura tale che non ammette compromessi con l'ambiente che lo ospitava.
A Messina lasciò numerosi seguaci.
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Le 12 Cartoline postate sono di mia proprietà
 


PERCENTUALE MINIMA DI FONTANE ITALIANE - Cartoline 2

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Fontana dell'Organo a Villa d'Este
Tivoli - P. Ligorio

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Pirro Ligorio (Napoli, 1513 – Ferrara, 30 ottobre 1583)
è stato un architetto, pittore e antiquario italiano



Pirro nacque a Napoli dalla nobile famiglia Ligorio come tale ha ricevuto un'istruzione, anche artistica, in casa, senza compiere dirette esperienze in botteghe artigiane.


Nel 1534 si trasferì a Roma, dove iniziò la propria carriera artistica dipingendo, in facciate di palazzi, decorazioni a monocromo: data la precarietà di conservazione di tali pitture, nulla di esse è rimasto; al 1542 risale la decorazione della loggia del Palazzo d'Urbino, in via del Corso, mentre intorno al 1545 decorò l'Oratorio di San Giovanni Decollato con i due affreschi della Danza di Salomè e della Decollazione del Battista.

Dopo essere divenuto membro, nel 1548, dell'Accademia dei Virtuosi al Pantheon, nel 1549 sovrintende agli scavi di Villa Adriana, decora, su commissione del cardinale Ippolito d'Este, il Palazzo di Monte Giordano e progetta il suo capolavoro, la Villa d'Este, a Tivoli.


Pubblicato nel 1553 il Libro su' i Circhi e Anfiteatri, nel 1557 è architetto di Paolo IV (1555-1559) per il quale inizia i lavori nella Fontana del Boschetto, nei Giardini vaticani, per l'erezione dell'edificio che, dal nome del successore Pio IV (1559-1565), sarà chiamato Casina di Pio IV o Villa Pia.

Nel 1560 si conclude la costruzione, su suo progetto, di Palazzo de Torres, ora Lancellotti, in piazza Navona e inizia la sistemazione del Cortile del Belvedere, in Vaticano, nel quale spicca il Nicchione da lui progettato. Nel 1561 pubblica una pianta dell'antica Roma, Antiquae Urbis Imago, e inizia i lavori per il Palazzetto di Pio IV sulla via Flaminia, che ingloba una preesistente fontana dell'Ammannati costruita nel 1553.

Alla morte di Michelangelo, nel 1564, è nominato architetto della Fabbrica di San Pietro ma, avendo voluto modificarne il progetto, è licenziato nel 1568. Aveva già avuto, il 1º agosto 1565, una disavventura: era stato incarcerato per un mese con l'accusa aver rubato delle antichità presenti nelle fabbriche da lui presiedute. Fu riconosciuto innocente ma l'episodio, insieme con i contrasti manifestati nella Fabbrica di San Pietro, lo dovettero spingere ad abbandonare Roma.

Nel 1568 si trasferì infatti, con la moglie e i figli, a Ferrara, dove era stato nominato antiquario dal duca Alfonso II d'Este; sono pochi i lavori da architettura: la tomba di Ludovico Ariosto, distrutta nel Seicento, la libreria del duca Alfonso. Disegna cartoni per arazzi, si occupa degli apparati scenografici in occasione della visita di Enrico III di Francia a Ferrara, e stende i Quaranta Libri delle Antichità, attualmente divisi e conservati a Torino, Napoli, Parigi, Oxford e Ferrara.

Divenuto cittadino di Ferrara nel 1580, vi morì tre anni dopo.
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Fontana delle Cento Cannelle a Villa d'Este
Tivoli - Pirro Ligorio

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- Le Cento Fontane (Villa d'Este) -


Tra gli scenari più suggestivi del giardino vi è sicuramente quello offerto dalle famose Cento Fontane: si tratta di un viale che unisce, nella scenografica prospettiva di tre canali paralleli di zampilli d'acqua, la Fontana dell'Ovato a quella denominata Rometta.


Le fontane assumono le variegate forme di barchette, obelischi, gigli e aquile - questi ultimi sono un diretto riferimento all'araldica della casa estense. Le cento cannelle che alimentano i giochi d'acqua sono interpretabili come un'allegoria del fiume Aniene, che scorre da Tivoli a Roma, dove affluisce nel Tevere.


Il viale, lungo in tutto circa 100 metri, è opera dello stesso Ligorio, che realizzò i due ordini di vasche sovrapposte, sul lato a monte. Nello spazio che divide i primi due canali erano rappresentati episodi delle Metamorfosi di Ovidio, oggi cancellati dalla patina del tempo trascorso.


Alle due estremità del lungo viale si trovano due spettacolari fontane: quella dell'Ovato e quella di Roma, anche denominata Rometta, a rappresentare le bellezze naturali di Tivoli da un lato, contro quelle artistiche di Roma, dall'altro.
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Fontana Maggiore
Perugia - Nicola e Giovanni Pisano

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L'ultima opera certa di Nicola è la Fontana Maggiore di Perugia, realizzata con tutta la bottega tra il 1275 e il 1278, e firmata assieme al figlio Giovanni.



È la più antica fontana pubblica ancora esistente in Italia ed è composta da due vasche poligonali concentriche e sovrapposte, decorate da vari rilievi sulle fasce esterne. Vi sono raffigurati vari temi che compongono un vasto ciclo enciclopedico ed allegorico, con richiami religiosi, politici ed etici.




Nicola Pisano (1215/1220 – 1278/1284) è stato uno scultore e architetto italiano, tra i principali maestri della scultura gotica a livello europeo, che contribuì in maniera determinante alla formazione di un linguaggio figurativo "italiano".

L'attività di scultore di Nicola è strettamente legata a quella di architetto, con decorazioni plastiche per le opere da lui realizzate; anche nel caso dei due famosi pergami, quello del Battistero di Pisa e quello del Duomo di Siena, si trattò di opere comunque realizzate per gli stessi edifici al quale egli lavorava come architetto.


La Fontana Maggiore di Perugia


Costruita tra il 1275 e il 1278 per portare l'acqua in città dal nuovo acquedotto di monte Pacciano, la fontana maggiore è un gioiello di scultura e il simbolo della Perugia medievale. I lavori dell'acquedotto e della fontana furono diretti da Frate Bevignate, che riuscì, laddove altri prima di lui avevano fallito, a risolvere brillantemente il problema dell'approvvigionamento idrico della città. Al disegno della fontana si dedicarono Nicola e Giovanni Pisano, i due grandi protagonisti della scultura italiana duecentesca.
Nel 1260 Nicola de Apulia aveva firmato come Nicola Pisano il pulpito del Battistero di Pisa, un'opera di fondamentale importanza che inaugurò una nuova stagione dell'arte figurativa italiana con un decisivo superamento della tradizione romanica.
Benchè non vi siano documenti di un'attività dell'artista nella sua terra d'origine, la maturità del linguaggio che utilizzò in Toscana presuppone un'assimilazione profonda e meditata del classicismo della civiltà federiciana dalla quale venne all'artista anche la conoscenza dei traguardi raggiunti dalla scultura gotica nella prima metà del XIII secolo.
La modernità di Nicola Pisano appare con maggiore evidenza nel successivo pulpito che realizzò per il duomo di Siena tra il 1265 e 1268, in cui alla chiarezza narrativa del pulpito pisano si sostituisce una più commossa partecipazione emotiva e una drammatizzazione del fatto sacro, tratti intrinseci al naturalismo gotico.
A fianco di Nicola lavorarono al pulpito di Siena il figlio Giovanni, Arnolfo di Cambio, Donato e Lapo. Nicola si era infatti costituito una florida bottega con la quale fu impegnato in opere di notevole importanza tra cui le più rilevanti sono l'arca di San Domenico per la chiesa dei domenicani di Bologna e la fontana maggiore di Perugia.

Giovanni Pisano [(Pisa, 1248 ca – Siena, 1315) ca è stato uno scultore e architetto italiano], rimase a lungo a operare nell'ambito della bottega paterna, e non è facile identificare la sua mano nelle opere di collaborazione con il padre.


Nella fontana di Perugia si realizza una straordinaria unità di intenti tra le due personalità. I due artisti la vollero elevata su una gradinata circolare e formata da due vasche di pietra bianca e rosa, sormontate da una conca bronzea da cui si levano tre ninfe o virtù teologali.
L'opera è un esempio di fontana medievale a bacini sovrapposti tra i più monumentali, per la sua collocazione al centro della piazza e per la ricchezza della decorazione plastica che si presenta come una summa enciclopedica della cultura dell'epoca.
La vasca inferiore è formata da un poligono di venticinque lati e su ogni lato, separati da una colonnina, sono scolpiti due bassorilievi.
Le cinquanta formelle raffigurano il calendario dei lavori agricoli, episodi biblici, storici e mitologici, oltre a due scene tratte dalle favole di Esopo, nonchè i simboli della città (il grifo), del partito guelfo (il leone) e dell'impero (l'aquila). Chiudono la rassegna le sette arti liberali e la filosofia.
La conca superiore è un bacino poligonale di dodici lati, decorato con i personaggi, reali e immaginari, che hanno reso grande Perugia: dal mitico fondatore troiano Euliste a sant'Ercolano, il vescovo difensore della città contro i Goti.
Nelle statuine possiamo riconoscere ancora personaggi dell'Antico e del Nuovo testamento e il ritratto del podestà e del capitano del popolo.
La tensione dinamica dei corpi nello spazio e i giochi lineari dei panneggi che diventano linee di forza che strutturano la figura rivelano nelle sculture, più che nelle formelle della bacino inferiore, la presenza della mano giovanile di Giovanni Pisano.
L'artista lascia la sua firma su un'iscrizione della vasca inferiore, quasi a sottolineare un processo di autonomia ormai compiuto. E possiamo misurare a quale grado di originalità fosse giunto tale processo quando troviamo Giovanni al lavoro da solo nella grande impresa della facciata del duomo di Siena, a partire dal 1284.
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giovedì 17 maggio 2012

PERCENTUALE MINIMA DI FONTANE ITALIANE - Cartoline 1


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Sapete quante fontane monumentali ci sono in Italia? Decine di migliaia? Centinaia di migliaia? Di più? 
Io non mi sono mai posta questo quesito ... mi sono sempre limitata a rimirare l'imponenza o la semplicità di quella tal fontana sita in quella città d'arte o in quel minuscolo paesino anonimo visitato al momento!
Credo che nessuno si sia mai preso l'onere di contarle ... tutte!
Forse,  se ne  può trovare una minima rappresentanza  stampata sui francobolli delle Poste Italiane. Mi ricordo che ogni tanto uscivano le serie "Fontane d'Italia" ... allora facevo collezione anche di francobolli!
Oppure sulle vecchie ma anche nuove  - cartoline illustrate ...

Ecco, appunto: ne ho giusta una dozzina di queste cartoline, raffiguranti fontane celebri d'Italia, stampate negli anni '50 da "Litografie Artistiche Faentine" ...



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Fontana delle scimmie nel Giardino di Boboli
Firenze - Pietro Tacca 



Tacca, Pietro  (Carrara 1577 - Firenze 1640)  Scultore fiorentino 


Tacca approdò ancora adolescente all’atelier fiorentino del Giambologna, eccelso maestro fiammingo dal quale ereditò il ruolo di scultore ufficiale della corte granducale medicea. Fra i tratti distintivi della sua arte, un’attenzione al naturale (cui, per dirla con Filippo Baldinucci, «stava tanto fisso, che nulla più») che produsse opere celebri come le fontane della Santissima Annunziata e il Porcellino della Loggia del Mercato Nuovo a Firenze o i Quattro Mori di Livorno, capolavoro di drammaticità impareggiabile, ma anche crocifissi di grande suggestione e statue equestri come quelle dei sovrani spagnoli a Madrid, in cui il fasto monumentale si sposa a una statica mirabile: generi nei quali Tacca crea tipologie del tutto nuove, con cui generazioni di artisti dovranno misurarsi.



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Fontana detta del Biancone in Piazza della Signoria
Firenze - B. Ammannati


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Bartolomeo Ammannati
(Settignano, 18 giugno 1511 – Firenze, 13 aprile 1592)
è stato uno scultore e architetto italiano.


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Talvolta criticato in vita, anche aspramente, non piaceva di lui il suo anti-classicismo. Benvenuto Cellini, nella Vita, lo descrisse come il degno seguace dell'odiato Baccio Bandinelli. Oggi la sua opera di scultore, che fonde elementi di Michelangelo con dolcezze di matrice veneta, è stata rivalutata ed è ormai considerato come uno degli artisti più importanti del manierismo toscano. La produzione architettonica di Ammannati, notevolissima per qualità ed impegno, è tuttora oggetto di studio prevalentemente per addetti.

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Fontana dei Tritoni o Fonte di Clemente XI in Piazza S. Maria in Cosmedin

Roma - C.F. Bizzaccheri


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Carlo Francesco Bizzaccheri (1656 – 1721) è stato un architetto italiano.



Il suo lavoro fu prevalentemente incentrato sugli stili Barocco e Rococo.
Le sue opere, prevalentemente in edifici religiosi nelle vicinanze di Roma, includono la fontana in Piazza della Bocca della Verità.

Nel 1717 il Papa Clemente XI Albani incarica l'architetto Carlo Francesco Bizzaccheri di edificare una fontana ad ornamento della degradata Piazza di Bocca della Verità.
Bizzaccheri progetta un bacino a stella ad otto punte in onore del simbolo araldico del Pontefice.
Al centro della vasca si erge la scogliera realizzata dallo scultore Filippo Bai.
Al centro due tritoni, opera di Francesco Moratti, sostengono un secondo bacino a forma di conchiglia da dove sgorga l'acqua.
Nelle vicinanze, per evitare abusi alla fontana, Bizzaccheri realizza un semplice abbeveratoio, spostato dalla piazza durante gli scellerati sventramenti del ventennio.
Nel complesso, la fontana riprende collaudati schemi berniniani facendosi apprezzare soprattutto per il contesto in cui è stata collocata, le vestigia romane dei templi del foro olitorio, la basilica di S. Maria in Comedin ed il velabro con la mole dell'arco di Giano.


Piazza della Bocca della Verità, o Piazza Bocca della Verità, è una piazza sita tra via Luigi Petroselli e via della Greca, a Roma, nel rione Ripa.

Posta nell'antica zona del Foro Boario, proprio davanti all'Isola Tiberina, prende il nome dalla Bocca della Verità, oggi collocata nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin.
Oltre alla chiesa risalente al tardo medioevo, nella piazza sorgono l'Arco degli Argentari, l'Arco di Giano, il Tempio di Ercole, erroneamente identificato con il Tempio di Vesta in ragione della sua forma circolare, ed il Tempio di Portuno, divinità legata al porto fluviale che qui sorgeva.
La fontana davanti ai due templi, detta Fontana dei Tritoni, realizzata da Carlo Francesco Bizzaccheri su commissione di papa Clemente XI, fu posta nella piazza nel 1715; la fontana ha base ottagonale e rappresenta due tritoni che sorreggono una conchiglia sopra le teste da cui sgorga l'acqua.
Qui fino al 1868 venivano eseguite le condanne capitali.
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Fontana del Tritone
Roma - Lorenzo Bernini

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Gian Lorenzo Bernini

nasce a Napoli il 7 dicembre 1598 dove il padre Pietro, sculture, e la madre Angelica Galante si erano da poco trasferiti.
Nel 1606 la famiglia fa ritorno a Roma: Pietro ottiene la protezione del cardinale Scipione Borghes. In questo contesto ci sarà occasione per il giovane Bernini di mostrare il suo precoce talento.
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 E' ancora giovanissimo quando papa Urbano VIII Barberini, con il quale l'artista stabilirà un durevole e proficuo rapporto di lavoro, gli commissiona il "Baldacchino di S. Pietro" (1624-1633), un colosso bronzeo di quasi trenta metri. L'opera si erige sulla tomba di Pietro ed è sostenuto da quattro colonne che colmano lo spazio sotto la cupola della Basilica, che s'attorcigliano sul loro fusto come enormi rampicanti, e che sono raccordate in alto da una incastellatura di volute a "dorso di delfino". Questo'opera non può considerarsi un'architettura, nè una scultura, nè una pittura, ma centra perfettamente lo scopo.

Nel 1629 Papa Urbano VIII nomina Bernini architetto sovrintendente alla Fabbrica di S. Pietro. Le fontane sono un prodotto tipico del gusto barocco; Bernini inaugura una nuova tipologia, quella a vasca ribassata: sempre per il papa esegue la "Fontana del Tritone" in Piazza Barberini e la "Fontana della Barcaccia" in Piazza di Spagna, a Roma.
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Dopo una lunghissima vita dedicata all'arte, dopo aver imposto il suo stile a tutta un'epoca, Gian Lorenzo Bernini muore a Roma il 28 novembre 1680, all'età di 82 anni.
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Fontana del Moro in Piazza Navona
Roma - L. Bernini


La Fontana del Moro di Gianlorenzo Bernini è la prima delle tre fontane che ornano l'enorme piazza Navona a Roma, alimentate dell'Aqua Vergine. Anche questa è stata eseguita sotto Innocenzo X come la Fontana dei Fiumi, che si trova vicino, nella stessa piazza ed eseguita da Bernini poco prima.


Il gruppo del Moro, è stato scolpito nel 1654 da Giovanni Antonio Mari, su bozzetto di Bernini. Olompia Maidalchini aveva commissionato l'opera al Bernini per completare la vasca polilobata realizzata nel 1575-76 da Giacomo Della Porta, su volere di papa Gregorio XIII. Le quattro maschere provengono da un'altra fontana che Giacomo Della Porta aveva realizzato nel 1573 in piazza del Popolo, poi rimossa nel 1823 da Giuseppe Valadier.


Anche in questo caso Bernini trasforma il progetto precedente di Giacomo Della Porta che corrispondeva sempre al suo tipo base: gradini, vasca, catini, balaustra, parte principale con statue. Si trattava di una struttura monumentale, architettonica, molto pronunciata.


Bernini mantiene la parte centrale del progetto di Giacomo, ma la vasca diventa una piscina molto bassa, a livello del suolo, eliminando la gradinata e la balaustrata.


Bernini inventa un nuovo gruppo centrale al posto di quello progettato da Giacomo Della Porta. Pone al centro un personaggio marino-umano,chiamato poi "il moro", per la sua fisionomia particolare. A differenza dei tritoni tradizionali, in genere rappresentati con sembianze mostruose, la statua del Bernini rappresenta un uomo, un gigante dalle forme possenti che strangola un pesce tenendolo tra le gambe. Dalla bocca del pesce, come conseguenza dello strangolamento, esce un getto d'acqua.


Nelle sue fontane Bernini studia attentamente l'uscita dell'acqua per darle sempre una giustificazione logica o fantastica, ma anche un carattere spettacolare.


Nella Fontana del Moro l'acqua si trasforma in una lama di luce che esce dalla bocca del pesce. Avviene una metamorfosi: acqua -luce. La metamorfosi rappresenta un principio essenziale, tipico dell'arte del Bernini. La statua del gigante è una figura dinamica, concepita con lo scopo di dilettare il pubblico, ma è un po' monumentale, non possiede quella ricchezza di significati di altre sue statue.


La piscina che amplia la vasca è stata realizzata da Bernini su disegno di Borromini.

I pezzi originali attualmente sono stati trasferiti nel giardino del Lago di Villa Borghese, al loro posto si trovano le copie eseguite da Luigi Amici nel 1874.
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